5(+1) ragioni per visitare il Museo di Montefalco

Posso affermare con fierezza di vivere in una terra che offre eccellenze su ogni fronte: storia, arte, cultura, sapori autentici e buon vino.

Il Museo di Montefalco è simbolo di questa eccellenza tipica: con i suoi spazi espositivi, pensati per dare rilievo alle testimonianze materiali e immateriali di questa parte d’Umbria, custodisce, trasmette ed espone concrete e notevoli espressioni del percorso storico e artistico dei suoi luoghi, lasciandole, nel contempo, all’esplorazione, alla sensibilità e allo svago di ciascuno.

Andando oltre l’aspetto educativo e culturale, dopo la visita al Museo di Montefalco, sono sicura che anche tu ti sentirai più completo e consapevole di quanto l’Umbria abbia da offrire e quanto sia vicina agli aspetti tradizionali che cambiano di frazione in frazione pur mantenendo quel filo conduttore in bilico tra sacro e profano.

Ma per quali motivi una sola visita al museo sembra non possa bastare?

1. Montefalco è un regalo

Innanzitutto per Montefalco: un borgo che è una certezza, uno di quei luoghi che da lontano ti fanno pensare a una spolverata di abitazioni, chiese, torri e palazzi storici disposti accuratamente per creare un tutt’uno fra terra e orizzonte. La sensazione è che in dieci passi tu possa calpestare l’intero universo disponibile. Poi, però, ti lasci trasportare dalla curiosità e dal caso: ti accorgi di un vicolo nascosto, oppure entri in una locanda in cui tradizione e raffinatezza si coniugano con la piazza o con il portale di quella che, dall’esterno, sembra una piccola chiesa raccolta. Ecco, questa è Montefalco; un regalo che puoi farti quando hai voglia di una passeggiata fra arte e tradizioni e che puoi comprendere un po’ meglio visitandone, dapprincipio, il suo museo che ne racconta la civiltà nata come insediamento oltre 2000 anni fa.

2. Il Museo di Montefalco è espressione della cultura locale

In secondo luogo perché l’arte che custodisce racconta l’evoluzione della civiltà locale. Le sezioni in cui è suddiviso il Museo di Montefalco mettono l’accento sullo sviluppo culturale dell’Umbria. Pinacoteca, sale delle arti minori e dei manufatti, Chiesa-Museo di San Francesco, raccolta archeologica e cantine dei Frati sono i sentieri attraverso cui comprendere l’identità dell’intera regione.

Museo di Montefalco, "Madonna del Soccorso", Melanzio

Pinacoteca del Museo di Montefalco, “Madonna del Soccorso”: opera del pittore locale Francesco Melanzio

Ad esempio, di fronte alla “Madonna del soccorso”, opera del pittore locale Francesco Melanzio, si avverte il richiamo di ammonimenti sacrali a cui i fedeli di allora sottoponevano ogni momento quotidiano della loro esistenza. Oppure è osservando i tessuti d’epoca, conservati nella sala dedicata alle arti minori, che si comprendono i motivi di una Montefalco eccelsa nel campo dell’artigianato. E ancora, è nelle cantine dei Frati che si respira il senso di devozione di questa terra al Sagrantino così come vedendo i reperti archeologici, su cui è incisa l’antica lingua Umbra, ci si sente investiti da una realtà senza tempo.

Museo di Montefalco, lingua Umbra

L’antica lingua dell’Umbria

3. La Chiesa-Museo di San Francesco: un’esplosione di colori

E la cosa che più di tutte fa nascere in me il desiderio di tornare in questi luoghi è l’incredibile tavolozza di colori della Chiesa-Museo di San Francesco che si accorda con la tempra austera e minimale dell’architettura d’origine.
La controfacciata della Chiesa è arricchita da un’edicola con nicchia centrale decorata dall’artista di Città della Pieve Pietro Vannucci detto “Il Perugino”. Passerai lì davanti più di una volta, fino a quando non deciderai di prenderti una pausa e metterti seduto proprio lì, di fronte a un’esplosione elegante dei colori e alla leggerezza prospettica che si perde nell’orizzonte delle colline raffigurate, permettendo allo sguardo di vagare all’unisono con la parte di te ancora disposta a stupirsi.

Museo di Montefalco, Il Perugino

Chiesa-Museo di San FRancesco. L’edicola affrescata da Pietro Vannucci detto “Il Perugino”.

Poi, non appena si realizzerà che in quel vagare un po’ smarrito si è stati trascinati al centro dell’abside affrescata da Benozzo Gozzoli, un accresciuto stupore ti assalirà e ti pervaderà: preparati a rivedere le teorie finora conosciute sulla scienza dei colori perché è nell’aspetto sensoriale che non riuscirai a trovare le definizioni per l’una o l’altra tonalità, né potrai fare associazioni con quanto finora conosciuto. Preparati, poi, a cambiare prospettiva d’osservazione: dal tutt’intorno fino a incollare lo sguardo al punto più alto ti sentirai franare addosso una primavera di tonalità che esprime la grandezza del pittore, una ventata di Rinascimento che racconta la spirale di eventi legati alla vita di San Francesco in un linguaggio fatto di simboli e ancora di colori.

Museo di Montefalco, Abside, Gozzoli

Museo di Montefalco, Chiesa di San Francesco. L’abside affrescata da Benozzo Gozzoli. Senza fiato…

Mi piace immaginare che il suo talento e il suo istinto per i colori siano nati nella bottega di suo padre, abile sarto fiorentino, e che le tinte dei tessuti lavorati dal padre abbiano in qualche modo piantato il seme dell’arte nel futuro pittore durante la sua più tenera età; seme germogliato poi col Beato Angelico, maestro e mentore del Gozzoli fino al suo arrivo in Umbria nel 1450. Il risultato del sodalizio fra l’artista e questa terra è inestimabile, poetico e imponente.

A testimonianza dell’amore di Benozzo per Montefalco troverai, poi, una lettera autografa in volgare toscano dello stesso pittore indirizzata a Michele di Felice Brancacci. Partita da Montefalco per arrivare a Firenze, questa missiva racconta fra le righe l’impegno, la dedizione e l’ispirazione che ha tratto dall’Umbria

Museo di Montefalco, lettera Benozzo Gozzoli

Museo di Montefalco. Lettera autografa di Benozzo Gozzoli a Michele di Felice Brancacci.
“Chiarissimo mio, da po’ infinite recomandationi etc. Ad 24 de detto ò ricevuto una vostra lettera. Et sì che volevate sapere s’io ero a Monte Falco per istança perché a(ve)vate di bisogno d’esser con mecho o che veramente venissi costà, o che voi venissi qua. Io ò de necessità d’andare a Viterbo e avevo determinato di far la via di chostà. Ora m’è ochorso un poco de chaso e non mi posso partire per de qui; a dì, se la facenda che voi avete importa, o cche sia ch’io posso fare in vostro servigio, mi farete grandissimo piacere a venirvi a star due dì chom esso mecho. Se vi fusse difficile, io serrò chostà al tempo detto de sopra.
Altro non m’ochorre, se non che mi rachomandate a Ricco vostro.
Benozzo d’Alese depintore, in Montefalco, in San Francescho proprio.”

4. La “Madonna della Cintola”

Se il ciclo degli affreschi del Gozzoli nella Chiesa di San Francesco rappresenta il lascito più prezioso del pittore, dopo 167 anni e fino al 30 aprile 2016 torna a Montefalco dai Musei Vaticani la pala d’altare della“Madonna della Cintola”. Oro e blu sono i colori che immediatamente si catapultano fuori dalla struttura lignea, salvo poi presentarsi nelle loro molteplici tonalità al tocco della luce. La “Madonna della Cintola” è un dono della comunità ottocentesca di Montefalco a Pio IX per aver concesso al borgo il titolo di città. Perciò il suo temporaneo ricongiungimento con la terra che ha ispirato il Gozzoli è un’occasione da cogliere ogni volta che se ne ha modo per poterla ammirare nel contesto cromatico che l’ha vista nascere.

Museo di Montefalco, "Madonna della Cintola", Gozzoli

Fino al 30 aprile in mostra al Museo di Montefalco la pala d’altare la “Madonna della Cintola” di Benozzo Gozzoli

5. Laboratori educativi per i più piccoli

I colori si studiano, l’arte pure. Per questo il Museo di Montefalco organizza laboratori rivolti ai bambini che possono oltretutto usufruire di un’area pensata per loro, instillando così la speranza che la bellezza dell’arte contagi il loro percorso. Ecco, questa è un’altra ragione per cui vorrei tornare: assistere alla creatività senza contaminazione dei bambini e magari ritrovare la mia.

5+1. Benozzo Cafè

Infine, a completare il percorso, sarebbe stato perfetto poter degustare del buon vino nel giardino interno del Benozzo Cafè, caffetteria ed enoteca del Museo. Riapre ogni anno in primavera e le sue proposte sono una sosta coerente con i valori che trasmette: musica dal vivo, vini locali e prodotti tipici. Ecco, questa è l’unica parte del Museo di Montefalco che non ho ancora visitato. Un’ottima scusa per tornare!

Il Museo di Montefalco racconta le mie e le tue origini: non basta una sola visita per comprenderle, ma si deve pur iniziare a scoprirle!

© eVoluptas di Debora Pugnali

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