Autunnali Briciole Artigiane

Queste giornate avvolte dalla lieve morbidezza di un sole tiepido si colorano di un clima che asseconda la voglia di una passeggiata ad Orvieto. Un sole che, barattato con la pioggia nell’estate appena trascorsa, lo ritrovo timido e cortese ad illuminare il tragitto che da Todi mi porta alla meta. E scorrendo una curva dietro l’altra lo scenario si dipinge d’un ebano sgargiante quasi innaturale che, a tratti, sfuma nel violaceo e nel giallognolo e di colpo, ad un pizzico dal cielo appena sopra l’orizzonte collinare, travolge i sensi regalando alla vista l’arroccata Civitella del Lago. E tra i dirupi che accompagnano il cammino, il lago di Corbara risplende della vanità di nuvole che in esso sembrano tuffarsi quasi a voler sostare prima di riprendere il cammino verso altri cieli.

Orvieto è una maestosa città sorta sull’avvolgente ocra di una collina tufacea, limata dal vento fino a formare una serie di pendici contigue, levigate e porose, che si stagliano sulla rigogliosa vegetazione sottostante.
Salendo dalla fiancata destra del duomo, col suo alternarsi di filari bianchi di travertino e neri di basalto, lo sguardo è diretto prima alla Torre del Maurizio, che col suo orologio scandisce da secoli il tempo e più ancora la sua assenza, e poi al Museo Archeologico Faina, patria dell’Etruria ancora viva: anfore attiche a figure nere attribuibili ad Exekias, l’ampia collezione di ceramiche etrusche, così come i fregi del Tempio del Belvedere, anch’esso etrusco, tra cui la meravigliosa testa femminile in terracotta dipinta o quella inquietante di un’empia Gorgone.

Duomo di Orvieto

…la poderosa facciata del duomo dai colori vagamente arabeschi…

Duomo di Orvieto

Tutti in fila, ognuno per la propria foto…

Duomo di Orvieto, dettaglio

Una delle porte in bronzo di Emilio Greco

Di fronte al museo si staglia poderosa la facciata del duomo: mosaici unici dai colori vagamente arabeschi, bassorilievi messianici d’inestimabile caratura, interminabili guglie a ridosso del cielo. Sfugge ad ogni catalogazione architettonica, sebbene si annusi la solennità della tempra gotica: è nata dall’abbattimento di una chiesa parrocchiale malconcia, il cui perimetro giace ora proprio sotto il duomo; ha sostituito l’allora cattedrale ormai sepolta dal palazzo Soliano; racconta la grandiosa ascesa culturale che ha reso Orvieto una delle capitali del vecchio mondo nel medioevo, tanto che alla sua costruzione hanno contribuito maestranze provenienti da tutta Europa. Sarà per questi otto secoli di storia che quanti ci si trovano davanti e di lato non possono fare a meno di osservare, naso all’insù, i suoi fasti.

Ma non solo verso l’alto si erige la magnificenza di questa cittadina; l’Orvieto sotterranea inaugurata dalla progredita civiltà Etrusca e fatta di cavità e pozzi, è altrettanto affascinante. Oltre al vorticoso e più recente Pozzo di San Patrizio, il Pozzo della Cava, oggi galleria natalizia di presepi artistici, un tempo era una perla ingegneristica da cui attingevano acqua due importanti opifici, attivi fino alla fine del Quattrocento e rinvenuti appena una ventina di anni fa.
Emerge chiaramente come le attitudini artigianali abbiano modellato questo luogo ed oggi vivono grazie alle botteghe orafe che propongono una rilettura moderna di quella gloriosa Etruria, oppure attraverso la revisione artistica di un ceramista che dà una pennellata di attualità agli smalti tinti ed astratti di queste antiche tecniche, che si fondono con i contributi culturali provenienti da ogni dove.

Ed effettivamente in via della Costituente sembra di essere in un molecolare e colorato suk. Il mercatino dell’artigianato è tutto concentrato, confinato in questa piccola via, una ventina di espositori tra cosmetici naturali, lavorazioni in cuoio, tessuti manifatturieri, giocattoli in legno e gioielli in ceramica e metalli. Nonostante l’ombra dei palazzi non faccia trapelare il tepore di questo sole quasi invernale, ognuno di quegli artigiani ha il sorriso e la voglia di raccontare l’anima delle proprie creazioni. La signora dei cosmetici naturali, ad esempio, sostituisce la figlia, sempre chiusa nel suo laboratorio a creare nuove alchimie; gli ingredienti sono biologici, gli oli essenziali sono puri; la loro attività è quasi ventennale e frutto di approfonditi studi. Partecipare a questi eventi è un modo per mantenere il contatto con il territorio ed un piacere per le relazioni che si intessono tanto con i passanti quanto con gli altri artigiani; un luogo di baratto esperienziale, in cui anche l’arte del gioiello in ceramica Raku e metalli semipreziosi accanto a lei può offrirle spunti e consigli, visto che il mondo da cui traggono ispirazione è il medesimo: l’Etruria.

Continuità e discontinuità s’impastano, fino a permeare l’identità di questo territorio che non è semplice somma algebrica delle individualità creative che mantengono la fiamma di questi piccoli borghi e cittadelle. Si tratta piuttosto di una sottrazione alle logiche stringenti e quasi profetiche di un consumismo Pasoliniano al culmine dei centri commerciali, cui si contrappone un atto di fiducia nei confronti di tutti quegli individui che vivono per l’integrità concettuale e materiale di un progresso che si nutre di tradizioni e realtà uniche e particolari, che ancora sanno emergere dal grigio piatto e impersonale dell’omologazione.

© eVoluptas di Debora Pugnali

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