Bevagna: l’arte della carta bambagina

La "Valchiera", il regno medioevale della carta bambagina

Un fotografo, uno vero, non si limita ad immortalare ciò che gli piace, ciò che cattura la sua attenzione, pregando che la foto venga bene. Un vero fotografo sa, ad esempio e fra milioni di altre cose, che la luce è un aspetto fondamentale per la buona riuscita di una fotografia. Così si sveglierà prima dell’alba e non prenderà impegni al tramonto quando la luce non si staglia spigolosa sul volto del ritratto o sull’orizzonte del panorama, ma al contrario ne addolcisce i profili. Come non sono una sommelier o un’enologa, non sono nemmeno una fotografa. Mi piace fare foto è vero, mi piace perché imparo ogni volta che la prospettiva non è solo uno dei tanti modi di vedere le cose, ma si tratta di una vera e propria reinterpretazione dell’oggettivo. Ma non sono ancora riuscita ad andare oltre questa semplice nozione sulla luce. Eppure dovrei, perché non sempre si ha l’opportunità di visitare un luogo o fare un ritratto nei momenti migliori della giornata.

Bevagna

Passeggiata fotografica organizzata da “La Strada del Sagrantino”. Domenica 8 novembre 2015: Bevagna

Domenica 8 novembre, ad esempio, il sole era alto, forte e riscaldava come se l’inverno me lo fossi lasciata alle spalle. Meteorologicamente parlando la giornata era splendida e se fossi stata una fotografa professionista non mi sarei lasciata condizionare da un sole così prepotentemente fuori stagione. Perciò, macchina fotografica alla mano, forse aura -mendace s’intende- da fotografa solitaria, ho partecipato ad una delle passeggiate fotografiche organizzate dalla Strada del Sagrantino. Ebbene sì, ormai mi sono lasciata sedurre completamente e totalmente dalla tradizione vitivinicola della mia terra. Perciò sfrutto ogni occasione che la Strada del Sagrantino offre.

Quest’ultima era una passeggiata fotografica a Bevagna guidata dal fotografo, lui professionista, Sante Castignani. Insieme a me un nutrito gruppo di appassionati di fotografia.

Bevagna

Vicoli.

Sono stata molte altre volte a Bevagna, per questo ho fatto in modo di arrivare con largo anticipo all’appuntamento: Bevagna è uno di quei borghi Umbri che mi fanno venire voglia di passeggiare un po’ da sola, essere scambiata per una turista che vede per la prima volta le sue vie ed i suoi scorci. Mi aspettavo una domenica mattina presto tranquilla, silenziosa. Invece alle 9 di un giorno festivo un vitale brusio riempiva di colori il centro storico. Solo le seggiole “de Jovanne e de Cincino er Ferroviere” erano solitarie e accostate alla parete del negozio.

Bevagna

Le seggiole più fotografate al mondo…

Così, più velocemente di quanto immaginassi, arriva l’ora dell’incontro in piazza Filippo Silvestri con Marta e Gaia della Strada del Sagrantino e Sante il fotografo.

Bevagna

Bevagna, Piazza Filippo Silvestri

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Bevagna, Piazza Filippo Silvestri

Bevagna

Bevagna, Piazza Filippo Silvestri

Non serve l’occhio clinico di un architetto per sentirsi accolti e abbracciati dall’asimmetria rassicurante della piazza: la fontana al quasi centro della piazza, i muri degli edifici e dei luoghi di culto che disegnano angoli convessi o concavi a seconda della loro posizione ma mai perfettamente retti, il cielo di un azzurro estivo, brillante. Tutto contribuisce a farti sentire felicemente smarrito, perché da qualunque punto tu osservi la piazza e ovunque il tuo sguardo sia diretto, non avrai mai la stessa prospettiva né potresti dire con certezza che il campanile che si aggrappa all’azzurro color cielo sia lo stesso che guardavi dall’altro lato della piazza due minuti prima. Se non fosse che sai di essere a Bevagna e di essere in quella piazza. La libertà di un’interpretazione personale consiste proprio in questo, credo.

La passeggiata inizia, Sante mi rassicura di come in fin dei conti oggi più di ieri sia importante individuare il giusto soggetto da fotografare. Certo, avere almeno le basi della fotografia sarebbe anche meglio, mi dico in silenzio. Quindi invita i partecipanti a seguirlo alla Cartiera Medioevale e a lasciarsi ispirare dalla ricostruzione di un mestiere antico che parte da un principio che oggi fa quasi naif: ciò che per qualcuno è immondizia, può essere materia prima per qualcun altro. Sì, perché nel medioevo c’erano i “cenciaroli”, coloro che camminando per strade e vicoli raccoglievano gli stracci, i cenci abbandonati. Quindi una strada-discarica veniva ripulita e generava PIL. Fantascienza, non è vero?
La Gaita è quella di San Giovanni ed il luogo deputato alla trasformazione degli stracci in carta bambagina è la “Valchiera”. Il lavoro è lungo, metodico e non ammette errori. Inutile tentare di descriverne tutte le fasi: “scrollatura”, “arcapatura”, “scieglitura”, macerazione, poi pila idraulica a magli multipli. E non finirebbe qui. Per questo ti invito a visitare i mestieri antichi delle Gaite, perché un mondo così lontano nei secoli ci insegna quanto i valori ed i concetti non passino mai ed anzi siano una vera risorsa, oltreché un’alternativa, al mondo in cui quanto non può essere consumato per intero diventa scarto, rifiuto e termina la sua vita se fortunato in una discarica altrimenti in un termovalorizzatore. Oppure diventa biomassa, o chissà quale altro neologismo di origine contemporanea e sempre in aggiornamento. Ma qui alla Valchiera non si può lasciare troppo spazio a questo tipo di considerazioni personali, perché le risme di carta impilate sugli scaffali in legno si colorano di un bianco naturale che attende l’inchiostro di un racconto, di un amore promesso o infranto e magari la cera lacca a suggellare l’ufficialità del contenuto.

Bevagna

La cartiera medioevale: dettaglio della pila idraulica a magli multipli

Bevagna

Il risultato del lungo processo di lavorazione alla cartiera mediovale

La passeggiata continua, Sante sempre paziente con quanti chiedono consiglio su come e dove scattare la foto migliore. Fra una foto, una chiacchiera e qualche pensiero mi rendo conto che la mattinata è giunta al termine. Le iniziative della Strada del Sagrantino sono sempre di grande valore, ne ho avuto la conferma proprio in questa occasione: il vino di queste terre è frutto della tradizione e della storia che borghi come Bevagna raccontano; prescindendo dall’uno o dall’altro si avrebbe solo una visione frammentata della ricchezza che spesso passa inosservata.

© eVoluptas di Debora Pugnali

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