Clitunno-Fonti dell’anima

Difficile da credere ora, ma passando per la strada statale SS3, un tempo Strada Consolare Flaminia, si percorre un tratto cruciale della storia Italiana. In epoca Romana questa strada era il ponte da e verso l’Impero, il fulcro della viabilità e del commercio. Lungo questa via si è fermato Carducci, incantato dalle Fonti del Clitunno, meritevoli di aver contribuito all’ispirazione di una delle “Odi Barbare”, a dispetto del nome raffinata e sperimentale lirica in cui l’Umbria non è più solo geografia ma persona che dall’alto degli Appennini osserva forse la sua valle silenziosa o forse il poeta stesso diventando così musa.

Alle Fonti del Clitumno, Giosuè Carducci

… Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte
nume Clitumno! Sento in cuor l’antica
patria e aleggiarmi su l’accesa fronte
gl’itali iddii.

Chi l’ombre indusse del piangente salcio
su’ rivi sacri? ti rapisca il vento
de l’Appennino, o molle pianta, amore
d’umili tempi!

Fonti del Clitunno

Fonti del Clitunno, Stele Carducciana

Questo regalo all’Umbria è stato simbolicamente ripagato con la Stele Carducciana presso le Fonti del Clitunno, quasi come pegno di riconoscenza e amore poetico.

Molti altri sono stati ispirati da questi luoghi: Virgilio Plinio e Byron sono solo alcuni dei più celebri.

È su queste rive che sorge il Tempietto del Clitunno.

Tempietto del Clitunno

Tempietto del Clitunno

Si tratta di un piccolo sacello, percosso e quasi abbattuto da un violento terremoto che intorno al 440 d.C. ha anche ridisegnato i confini del Clitunno stesso, risorto in epoca Longobarda grazie all’accortezza dell’uomo antico che, con un occhio alla fedeltà archeologica ed uno alla convenienza economica ed ambientale, ha rinsaldato le sue fondamenta riutilizzando per quanto possibile il materiale originario lasciato in rovina. Con la sua ristrutturazione il Tempietto è anche stato convertito dal paganesimo al cristianesimo, diventando oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Un tempo però era luogo di venerazione del dio Clitumno, divinità autoctona estesa al pantheon minore dei numi locali a Roma ed il suo nome deriva dall’alterazione di “inclytus amnis”, vale a dire fiume insigne.
In effetti le Fonti del Clitunno vivono di trascendenza e solennità mistiche. Le acque limpide accese da toni quasi tridimensionali di smeraldo filtrano il fondale e la vegetazione marina, diventando specchio in cui i pioppi cipressini si tuffano creando simmetrie verticali che giocano con la vanità dei riflessi di questa luce invernale.

Fonti del Clitunno

Fonti del Clitunno, familiari simmetrie

La benevolenza del dio Giove Clitumno e delle acque a lui consacrate era un richiamo anche per la Roma della celebrazione delle vittorie, dei riti propiziatori e profetici in occasione delle Feste Clitumnali.

Fonti del Clitunno

Fonti del Clitunno

L’aspetto attuale delle Fonti è opera di Paolo conte Campello della Spina che, intorno alla seconda metà dell’800, ha disegnato la forma ed il perimetro del laghetto completando l’affresco con salici, pioppi, ontani, gelsi e rari esemplari di cipresso calvo che mantengono in vita quel dio ancestrale che si manifesta ad ogni alito di vento, nei passi ovattati dal muschio, fra le sinuosità dei rigoli d’acqua su cui scivolano placide le anatre mentre cercano l’obiettivo per uno scatto moderno.

Fonti del Clitunno. Ottenuto lo scatto, le anatre tornano alla tranquillità quotidiana...

Fonti del Clitunno. Ottenuto lo scatto per cui hanno vanitosamente posato, le anatre tornano alla tranquillità quotidiana…

Fonti del Clitunno

Fonti del Clitunno, il tempo del silenzio

Rimane giusto il tempo del silenzio al termine della passeggiata in questo microcosmo di perfezione naturalistica. Ad occhi chiusi, per rendere grazia a quell’antica sapienza, un po’ perduta, che fa del rispetto e del recupero territoriale un valore imprescindibile della Civiltà.

© eVoluptas di Debora Pugnali

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