Leitmotiv e vagabondaggi didattici

Un territorio nel corso dei secoli, millenni, passa attraverso una serie di cambiamenti morfologici che difficilmente potrebbero essere ricordati se non attraverso le testimonianze di chi documenta paesaggi e civiltà che, con la loro semplice permanenza, quasi come prestigiatori spostano montagne e fiumi e laghi stravolgendo, più o meno lentamente, il ricordo delle generazioni che si alternano nella staffetta della vita.

Sotto il livello, ormai ipotetico, delle rive di un lago bagnato dalle acque del Chiascio, del Topino e del Clitunno sono emersi borghi quali Mevania (Bevagna), Forum Flaminii (San Giovanni Profiamma) e Trebiae (Trevi). La loro esistenza segue le grandi opere di prosciugamento, iniziate pare dagli Etruschi, derivanti prima dalla ritirata e poi dalla stagnazione di un’acqua che un tempo ha consentito la navigazione di grandi navi mercantili che portavano i loro carichi a Roma, la grande capitale dell’immortale Impero Romano; commercio che non prescindeva affatto dalla vocazione all’eccellenza agricola di quest’Umbria, propiziata dalla ricchezza idrica del territorio.

Ricchezza idrica, ma anche archeologica: in un altopiano vicino Collemancio la terra ottocentesca fioriva reperti antichi. Così nel 1932 inizia una campagna di scavi sollecitata da un comitato cittadino che avverte la necessità di scavare a fondo sul patrimonio culturale di queste terre, imprescindibile punto di partenza di chiunque abbia radicato in sé l’amore per la propria identità.

Umbrians

Umbrians

Il 21 dicembre appena trascorso l’Educational al Museo di Cannara organizzato dai giovani ed intraprendenti Umbrians in collaborazione col comune di Cannara mi ha regalato il piacere e l’occasione di scoprire l’Atlantide Umbra. Urvinum Hortense è ciò che resta di un municipio a forte connotazione commerciale della Roma imperiale. Incastonato com’è fra le pendici degli Appennini, sovrasta in altitudine le vicine Assisi, Spello, Bettona, Trevi e Spoleto. E da questo s’intuisce quanto ricoprisse un ruolo centrale per l’economia dell’Umbria di allora.

Ciò che il sito archeologico racconta di sé con i suoi reperti è conservato al Museo di Cannara. Fra i vari e meravigliosi bassorilievi, ceramiche e terrecotte, affreschi e mosaici ciò che mi porto dentro è la consapevolezza di una tradizione lunga millenni: quella artigiana. Quei telai tessili che producevano capolavori inestimabili e che, in alcuni casi, ancora oggi contribuiscono alla realizzazione di tessuti artistici, ad Urvinum, nelle loro componenti, arricchivano anche la dote della sposa: un fidanzato innamorato come pegno del suo amore regalava alla desiata fiamma la fusarola debitamente decorata e intagliata fino a diventare piccola opera d’arte casalinga e sentimentale, mentre a promesse scambiate la suocera l’attendeva al varco della soglia con la rocca. Certo, l’emancipazione femminista non era ancora in quei pensieri e nonostante essa, nel corso dei tempi, la passione per la tessitura si è tramutata oggi in un saper fare quasi esclusivo, appannaggio di pochi e abilità quasi di famiglia, senza connotazioni di genere.

Donna Velata

Donna Velata

Donne che vanno ricercate tra i frammenti di affreschi giunti a noi incompleti, che ora giacciono in stanze a loro dedicate, con veli e occhi che emergono solo dopo un’attenta osservazione e qualche suggerimento, altrimenti nascoste dal fascino di un’opera che appare accostamento di tessere scaldate da toni arancio, quasi uscissero dalla più astratta, contemporanea benché raffinata street art odierna, lasciando l’interpretazione all’immaginazione.

Per ora, in attesa di un clima più mite per una visita al sito archeologico, non mi resta che fantasticare sullo splendore abbandonato di Urvinum Hortense, aiutata sicuramente dai reperti al museo di Cannara e soprattutto dallo splendido mosaico dalle fattezze quasi esotiche per quanto minimali che rimandano a terre lontane e tempi antichi.
Si affaccia prepotente il bisogno di rinnovarsi, di farlo sempre, continuamente con lo scopo di tramandare tradizioni che altrimenti scomparirebbero. Poco importa se una determinata consuetudine diventi col tempo più marginale. Anzi, nel caso in cui questo dovesse accadere, si avrebbe a che fare con una forma d’arte, poiché ripetibile solo da quei pochi che nutrono una vera e sana passione. Come nel caso delle cipolle di Cannara, autentica dolcezza che insaporisce anche l’aria fra i chioschi di quel mercatino Natalizio che accoglie o attende i visitatori del museo e non solo e che sopravvive grazie al saper fare dei coltivatori che si rivelano i segreti di famiglia di generazione in generazione.

Mercatino Natalizio

Mercatino Natalizio, cipolle di Cannara e non solo…

© eVoluptas di Debora Pugnali

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